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       MAPPE VIAGGI

 

​​Scattare una foto, raccontare della foto. Tu che leggi ti chiederai, ma dove si trova?
Senza pretese, pronte da leggere e andare, senza navigatore, solo un pizzico di avventura, e una spruzzata di probabili imprevisti. Questo è viaggiare. Un clic, un Moleskine, e una mappa.

 

​SCRIVERE VIAGGIANDO
 

Lo scrivere, imprimere su di un moleskine un evento,una sensazione, un luogo.

Ho composto per ogni nostro viaggio un diario, dove ho annotato quello che vedevo tramite la scrittura. 

Ho raccontato i luoghi con i nostri occhi. Ho scritto di posti particolari dove bisognerebbe andarci almeno una volta.

Certo sono solo frammenti di vita, briciole che possono arricchire un viaggio anche solo con la lettura.

           IMMAGINI IN VIAGGIO

 

​​...proprio così, è un viaggio

fatto di immagini
delle nostre zingarate in giro

per il mondo.La foto, per chi la osserva per la prima volta,può far nascere curiosità,stupore, e tanto altro.Per noi che le pubblichiamo sono la nostra memoria,quella memoria che con gli anni può sbiadire può offuscarsi. 
Le immagini sono la salvezza,amore per la scoperta.

Titolo

La sposa scomparsa

di 

Rosa Teruzzi

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  I NOSTRI HOBBY CREATIVI

 

Di seguito la nostra vetrina sul mondo. Ci piaceva poter condividere con il web i nostri

oggetti, tutti completamente fatti a mano. Per ogni oggetto troverete una descrizione e l’impiego dello stesso. È ovvio che essendo pezzi unici, non possono essere identici, perché appunto creati uno alla volta, con pazienza e passione. Se nel vederli poi vi arrivasse qualche idea, non fate altro che contattarci  il Vostro progetto lo realizzeremo insieme.

 

     BUTTA UN OKKIO

 

...se siete arrivati fino a qui vi ringraziamo con questo ultima chicca Buttate un occhio dentro questa stanza e troverete delle piccole storie della nostra vita.

 

Titolo 

La sposa scomparsa

Autrice Rosa Teruzzi

Edito da Sonzogno

anno 2016

pagine 170

genere giallo con investigatori amatoriali.

 

 

La storia che vi consiglio è un giallo con una spruzzata di rosa e qualche attimo di ansia, condita da tanta semplice e genuina irresponsabilità.


 

L’autrice ambienta la vicenda nella città dove passa la maggior parte della sua vita: Milano. La racconta uggiosa, grigia e umida. La zona sono i Navigli. Per la precisione parla di un casello che suo nonno Spartaco, dipendente delle ferrovie dello stato, ha lasciato alla famiglia.


 

I personaggi che abitano questa vecchia dimora con serra e orto sono tre donne, tre generazioni che si confrontano, a volte si amano. A volte si detestano, come nelle più classiche situazioni.


 

La più anziana è Iole, una arzilla vecchietta figlia dell’amore libero, con una mente aperta e con tanta voglia di sperimentare ancora la vita. Tanto che quando sua figlia Libera era piccola, lei era in giro per il mondo con il sacco a pelo ed è stato nonno Spartaco ad allevare la nipote. 

 

La realtà dell’autrice si confonde con i personaggi di carta che si stanno delineando mano a mano che si sfogliano le pagine. Per terminare il singolare trio arriva Vittoria, un agente di polizia dal carattere introverso che mette spesso a disagio la madre Libera, ma non nonna Iole, che le tiene testa imbastendo discorsi senza fine.


 

Grande risalto a Libera fioraia. Colori, profumi, erbe aromatiche in quel capannone oramai arrugginito ma con un cuore color arcobaleno. Ha raccolto tutte le lezioni che il nonno le ha passato sul giardinaggio e ne ha fatto un lavoro. Dopo una deludente esperienza da libraia, ora si è improvvisata fioraia. Compone bouquet per spose. 

Quel giorno una signora vestita di nero si appresta a suonare il campanello del casello. La donna ha bisogno di Vittoria, che in quel momento si nega scappando in camera, obbligando così mamma Libera a dire una bugia. Per Libera la figlia sta passando un momento particolare. Essendo un carattere chiuso, non condivide la sua quotidianità. Molte volte, per evitare interrogatori e domande imbarazzanti, prende la sacca e se ne va.


 

Dove andava sua figlia tutti i giovedì sera… e soprattutto usciva con la pistola”


 

Agli occhi di Libera, Vittoria le sta nascondendo qualche cosa. L’autrice scava nella mente della madre portandola a pensare scenari terrificanti. E adesso doveva pure mentire perché lei si rifiutava di palesarsi alla signora vestita di nero. Libera non riesce a scordare il viso della donna in nero, quegli occhi non rassegnati e con un velo di solitudine. 


 

Marcella penetra così nell’animo di Libera, mostrando da subito la sua fragilità ma anche l’arguzia nell’interpretare, solo dall’espressione del viso, dei sentimenti nascosti o accantonati da troppo tempo. 


 

Le indagini sono rocambolesche perché le due donne non sono delle detective e a volte si fanno scoprire rischiando anche la vita. Proprio a causa della perseveranza di mamma e nonna , messa alle strette, Vittoria, scoperte le loro peripezie e anche se contrariata dal loro comportamento da incoscienti, cede e fa riaprire con il suo capo il caso, archiviato oramai da molti anni.


 

Le profonde radici di queste tre donne le si tastano con mano. Ognuna vive la vita secondo il modo in cui è cresciuta e come si è adattata alle situazioni. Ne conviene che l’umanità di Libera è ben in contrasto con quella della figlia Vittoria, che tutti i giorni è a contatto con gente malvagia e pericolosa. Da contraltare la leggerezza di come prende le cose nonna Iole, che aiuta a suo modo in quella ricerca della verità con imprudenza e azzardo.

 


 


 

La Teruzzi indaga anche nella figura emblematica dell’essere genitori, di come può dividerli o unirli.

 

Il dolore non cementa l’unione dei sopravvissuti, ma mette quelli che si rassegnano contro chi si ostina a combattere facendone dei nemici.”


 

Infatti questo è il pensiero di Libera mentre ascolta il marito della donna in nero. La moglie e madre vuole a tutti i costi che venga fatta luce sulla scomparsa della propria figlia. Anche Libera, dopo anni di impassibilità e pigrizia, si ravvede e crede sia giunto il momento di sapere chi ha ucciso suo marito poliziotto. 


 

La vocina” di Libera continua a farla ragionare, a volte verso strade folli, a volte verso sentieri percorribili, ma sempre aspri di cattiveria e superbia. 


 

Il personaggio che mi è piaciuto è l’aiuto giornalista, “La smilza”, come la chiama il capo redattore. E’ dotata di una buona dose di sfacciataggine data dall’esperienza di reporter da strada. Capisce immediatamente il suo interlocutore e ne entra in simbiosi facendosi raccontare senza sforzo alcuni fatti importanti mai svelati prima. 


 

Ho trovato questo giallo lineare e semplice. Non ha descrizioni inutili ma contiene l’essenziale perché sia una buona lettura. Inoltre non è solo un caso da risolvere, ma c’è anche tutto un ribollire di sentimenti, sensi di colpa che emergono ferendo alcuni personaggi e lodandone altri, ma che concludendo portano alla ragione, risolvendo definitivamente la dolorosa vicenda umana.


 

Per quelle persone a cui piace correre nelle letture e catturarne subito l’anima e il succo della questione.

Per quei lettori che amano tutto ciò che è fiori e piante e anche una gustosa tavola vegetariana. 

Per quei lettori che amano che le indagini siano intraprese, da persone senza esperienza e che per questo possano incappare in errori e vicende pericolose. E proprio perché inesperte giungano con la loro semplicità e schiettezza alla soluzione.


Consiglio musicale: come sottofondo la colonna sonora di Diabolik. Via Pesto, dove si trova il casello, ora ha tutti i muri con disegni dedicati a lui.

 

 

Trama presa dal web

 

Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall’una all’altra. C’è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera – quarantasei anni portati magnificamente – ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po’ bacchettona, e la madre settantenne Iole, hippie esuberante, seguace dell’amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all’epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l’inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell’impresa. E così, nel generale scetticismo delle autorità, una singolare équipe di improvvisate investigatrici – a dispetto delle stridenti diversità generazionali e dei molti bisticci che ne seguono – riuscirà a trovare, in modo originale, il bandolo della matassa, approdando a una verità tanto crudele quanto inaspettata.

 

Qualche info sull'autrice presa dal web.

Vive e lavora a Milano ed è esperta di cronaca nera. Dopo aver guidato la redazione di Verissimo, è diventata caporedattrice della trasmissione televisiva Quarto grado e scrive romanzi e racconti di genere giallo. Per scrivere i suoi romanzi si ritira in estate presso un vecchio casello ferroviario a Colico, sul lago di Como[1]. Un altro casello ferroviario, sito tra il Naviglio Grande e il Giambellino, ha ispirato la serie di romanzi I delitti del casello, editi a partire dal 2016, le cui protagoniste Vittoria, la mamma Libera e la nonna Iole, cercano di risolvere misteri tra Milano, la Brianza e il lago di Como. Nel 2001 ha condotto con Alberto Bilà la trasmissione televisiva di Canale 5 Verissimo, mentre dal 2001 al 2002 ha condotto la rubrica Verissimo Vacanze, sempre con Bilà, e dal 2003 al 2005 Verissimo Magazine, rubrica dedicata a musica, cinema e libri

 


 


 


 


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